Di Alice Dell'Acqua
Guerra a Whatsapp?

Il colosso di Mountain View propone soluzioni innovative per rendere le nostre conversazioni via chat sempre più interattive e multitasking, mentre Whatsapp torna ad essere gratuito. Chi la spunterà? (è proprio il caso di dirlo!)

C’è chi non sa proprio accontentarsi di un secondo posto. Nonostante i 470 miliardi di fatturato e l’egemonia sul mercato dei motori di ricerca, Google ha deciso di recuperare terreno nell’unico settore in cui è carente: quello delle chat. Terreno che, forse, più che essere perso non è mai stato del tutto conquistato. La quasi totalità degli utenti web ha infatti preferito WhatsApp, iMessage e WeChat, particolarmente popolare in Cina, a servizi Google come Messenger e Hangouts. La sfida per il gigante americano è quindi quella di creare un prodotto veramente innovativo. 

Per farlo, Google sfrutterà la sua distintiva abilità nel creare IA (Intelligenza Artificiale), ovvero software che interpretino le informazioni ricevute per compiere azioni che, svolte da umani, richiederebbero l’uso di intelligenza. Ma come integrare l’intelligenza artificiale nella messaggistica istantanea? Con i chatbot, l’ultima frontiera della comunicazione su smartphone. Questi sistemi combinano app per mandare messaggi con “assistenti virtuali”, come Siri della Apple. Il risultato è un’interfaccia interattiva, in grado di rispondere alle domande dell’utilizzatore, direttamente digitate all’interno della chat. E non solo: memorizzando le sue conversazioni, il chatbot potrà proporre la soluzione più adatta. Ad esempio, se l’utente o il suo interlocutore hanno menzionato di essere allergici al lattosio, la app escluderà dalla ricerca i ristoranti che non presentano un menù adatto. Si potranno fare ricerche mirate senza dover chiudere la conversazione o metterla in stand by.

Bisogna peraltro sottolineare che Google non è né l’unico né il primo a lanciarsi in questo progetto. La società Telegram ha già sviluppato decine di chatbot grazie alla collaborazione con 200 Labs, start-up che Google ha cercato di acquistare (senza successo) lo scorso ottobre.  Anche Facebook sembra muoversi in questa direzione con “M”, assistente virtuale che dà consigli e svolge compiti, dal prenotare il ristorante a fissare un appuntamento.

Tuttavia, se portata a termine, l’idea di Google sembra superare le altre in circolazione. I chatbot di Telegram, infatti, si concentrano ciascuno su un singolo utilizzo: informarsi sul meteo, prenotare il cinema, ecc. “M” sarà in grado di svolgere molti servizi, ma rimane pur sempre un’intelligenza “umana”, in quanto gestita dietro le quinte da persone in carne ed ossa. L’ambizioso progetto di Google mira quindi a creare un tuttofare artificiale. 

Sorge tuttavia un dubbio: ne abbiamo veramente bisogno? I futuri utenti non sembrano gradire lo “spionaggio” gratuito delle loro chat private, seppur con scopi innocui. E, soprattutto, potrebbe davvero facilitare le nostre vite? Ogni nuova rivoluzione delle IA ci costa infatti un pezzo della nostra autonomia. Scambiando ricerche in biblioteca con Google, mappe con navigatori satellitari, stiamo perdendo l’abitudine, e a volte la capacità, di organizzare le nostre vite.

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