Di Redazione
Le ragioni del no

L’opinione di Lorenza Carlassare, professoressa emerita di diritto costituzionale all’Università degli Studi di Padova

Uno degli aspetti maggiormente discussi di questa riforma è il fatto che i nuovi componenti del Senato, scelti fra i consiglieri regionali, non sarebbero eletti dai cittadini. In realtà però i consiglieri regionali li eleggiamo noi con le preferenze alle elezioni amministrative…  Sì, ma noi li eleggiamo per un ruolo diverso, non certo per fare i senatori: il Senato dovrebbe essere composto da persone più esperte. Chi sostiene la riforma dice che i nuovi senatori saranno la voce delle istituzioni locali: non è vero, perché saranno eletti secondo criteri politici e, inoltre, non avranno vincolo di mandato, cioè non saranno tenuti a rispecchiare il punto di vista dei governi regionali. È un aspetto da non sottovalutare.
Infine, a mio parere è proprio il sistema ad essere sbagliato: in nessun posto del mondo si mandano al Senato persone elette all’interno di un corpo ristretto come quello dei consigli regionali.

I neo senatori godranno dell’immunità come ora: è giusto?  No. Questo peggiora le cose, perché si potrebbe pensare che i prescelti fra i consiglieri regionali potrebbero essere quelli che devono essere “salvati” da un’azione penale. Una cosa è l’insindacabilità, ovvero il rispetto delle decisioni, tutt’altra è l’immunità, garanzia che non spetta ai membri del consiglio regionale.

L’articolo che desta maggiori dubbi è l’articolo 70, perché la sua riscrittura ha inserito in Costituzione una differenziazione dei meccanismi legislativi. Questo aiuterà la semplificazione? Assolutamente no. L’iter legislativo non verrà in alcun modo accelerato: molte leggi rimarranno bicamerali, ovvero dovranno essere votate come ora, come ad esempio le leggi di revisione costituzionale, la legge di bilancio, la legge elettorale, le norme comunitarie. In più il nuovo testo prevede che qualunque legge varata dal Parlamento sarà immediatamente trasmessa al Senato, che può o non far niente o proporre modifiche. Se lo fa si apre un’ infinità di possibilità che possono dare luogo a conflitti. A questo proposito, è illuminante il fatto che questo testo già preveda come si devono risolvere i conflitti: significa che si ammette che ce ne potranno essere vari.

È d’accordo sul fatto che la legge di bilancio sia discussa anche dal Senato? Ci sono tantissimi aspetti che non vanno bene di questa riforma, ma non mi preoccupano tanto i dettagli, quanto la sostanza: è grave che un organo non eletto direttamente dal popolo voti leggi importantissime. La funzione legislativa deve essere affidata  a rappresentanti di un certo spessore e regolarmente eletti. Noi non voteremo più il Senato, se aggiungiamo anche la maggioranza che viene fuori con la nuova legge elettorale Italicum che di fatto deforma il voto, ci rendiamo conto che c’è un calo di democrazia.

Oltre al Senato, la nuova Costituzione regola anche i rapporti Stato regioni: cancella  le province e di fatto fa un passo indietro sul federalismo: è un’inversione di tendenza necessaria?   Indubbiamente le autonomie regionali sono un po’ sacrificate:, ma sono d’accordo che alcune delle competenze tornino in capo allo Stato. Il passo indietro ci fa riflettere su come non si possono fare riforme costituzionali affrettate: noi ora stiamo rimettendo mano, per quanto riguarda il rapporto Stato regioni, a una modifica fatta solo quindici anni fa dal Centrosinistra. Al di là del merito, questo è un fallimento: non possiamo cambiare il testo costituzionale ogni 10 anni! Nello specifico delle competenze, l’altra faccia della medaglia è che potrebbe configurarsi uno scenario in cui lo Stato, lontano da alcuni problemi locali, prenda decisioni che non tutelino i territori.

Un aspetto positivo della riforma…  Il fatto che la fiducia al Governo la dia solo la Camera,perché era una inutile ripetizione. Ma bastava una piccola norma: non c’era bisogno di mettere mano a mezza Costituzione!
Sono d’accordo anche sulla riduzione dei membri, ma anche in questo caso sarebbe bastata una postilla. Rimane il fatto che questa riforma, unita alla legge elettorale Italicum, sconfigge di fatto il costituzionalismo liberale.

Le opinioni di Francesco Clementi, docente di Diritto pubblico comparato all'Università degli Studi di Perugia
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