Di Chiara Viti
Small change, big difference

Modelli d'eccezione per una campagna contro l'ineguaglianza

Un piccolo cambiamento, una grande differenza: la campagna Small change, big difference fu realizzata dall’ONG Cordaid nel 2007 con il supporto dell’agenzia pubblicitaria Saatchi&Saatchi.
Il progetto si è configurato come un vero e proprio servizio fotografico cui si sono prestati uomini e donne di origine Samburu, discendenti dai Masai, che abitano un distretto a nord del Kenya.

Ogni modello/a d’eccezione viene ritratta in pose disinvolte con elementi di pelletteria, accessori, profumeria e persino un boccale di birra, accanto ad ogni oggetto ne viene esplicitato il costo medio e sotto, più piccolo, si legge un importo notevolmente inferiore: l’equivalente in denaro di un bene primario, come l’acqua ad esempio.

Le immagini rappresentano il contrasto di due culture profondamente diverse, due realtà che si sono costituite in maniera antitetica: da un lato la società del consumismo, del capitalismo, del surplus di beni e dall’altro quella che lotta per la sopravvivenza, figlia sfortunata di una storia mondiale che ne ha stabilito il destino.

L’obiettivo della campagna di sensibilizzazione dell’associazione umanitaria olandese è sicuramente quello di suscitare una riflessione, o meglio di riportare alla mente quello che tutti sanno, ma più o meno volutamente ignorano: l’occidentale medio indossa i paraocchi per pigrizia o per spirito di rassegnazione, come nella consapevolezza che differenza e inuguaglianza siano un male necessario. Conoscere le storie e le verità di quella parte del mondo perennemente penalizzata ci permette di non vivere di indifferenza nei confronti dell’altro sia egli uno sconosciuto, un amico, un parente o qualcuno di cui conosciamo solo il nome. 

Le foto hanno acquisito una certa notorietà ben 8 anni dopo essere state scattate, nel febbraio del 2015 (popolarità che dura tutt’ora) grazie a Twitter: diffuse dai social network le foto hanno fatto il giro del mondo, scatenando commenti positivi e diversi feedback negativi. La finalità dell’iniziativa è certo quello di modificare qualcosa nello stile di vita del cittadino medio, ma attenzione parliamo di un piccolo cambiamento che potrebbe essere in grado di provocare una reazione a catena, un’eco che sia capace di estendersi fino a determinare una differenza sostanziale. Lo spirito del progetto è quindi quello di suscitare una reazione: smantellare il muro dell’indifferenza, stimolando un cambio di prospettiva senza pretese di rivoluzioni drastiche e improvvise (oltre che ovviamente pubblicizzare il lavoro dell’organizzazione e accettare donazioni economiche, questo è indubbio e necessario per la sopravvivenza di una ONG).
Attenzione quindi, non si vuole (anche con questo articolo, ndr) puntare il dito contro lo stile di vita occidentale o tanto meno ne vuole essere una denuncia radicale. Quello che ci si auspica, senza ipocrisie, è una sensibilizzazione delle coscienze, l’acquisizione di una maggiore consapevolezza delle nostre condizioni di vita e di quelle altrui attraverso un confronto visivo sicuramente efficace ma senza denigrare ciò che fa parte del nostro quotidiano, della nostra cultura, la quale, pur costituita da aspetti considerati superflui da alcuni, determinano inevitabilmente quello che siamo.

In conclusione,  in virtù di un’indubbia forza comunicativa, “Small Change, Big Difference” la si odia o la si ama.

Per maggiori informazioni sull’ONG Cordaid e per la gallery completa degli scatti:
https://www.cordaid.org/small-change-big-difference/

Due storie dietro le foto: 

1) Borsa €32  → Elisabeth Leonkokwea non conosce la sua data di nascita ma sa solo di essere nata prima del 1960. Ha sei figli, due sposati. Ha perso il marito e si occupa da sola dei figli che vivono ancora con lei. Durante la siccità che ha colpito il suo distretto si è occupata della ricerca e del trasporto di acqua per la sua famiglia e per gli altri abitanti di Wamba. Nella foto appare in posa rilassata ma il suo volto non nasconde le preoccupazioni che ha dovuto affrontare e che sa di dover continuare ad affrontare, con dignità.

2) Occhiali da sole €24→ Tirinti Letonginei, nata forse nel 1968, sposata e madre di nove figli di cui uno solo va a scuola (non può permettersi di far studiare tutti i figli), cosa che la rende una madre orgogliosa. Il bene più prezioso per questa famiglia era un asino che era in grado di trasportare l’acqua necessaria per il proprio distretto, senza l’asino, Tirinti è costretta a caricarsi l’acqua sulle proprie spalle.