Di Greta Bracci, Francesca Rossi e Arianna Lentini
In their shoes

Oltre le differenze: questo il ruolo prezioso che può giocare la moda che spesso unisce invece che dividere

Il velo è lo hijab (ma ci sono anche il niqab e il burqa), la palandrana è la baja, i pantaloni si chiamano salwar e si portano con il thawb, tunica che donne e uomini indossano indistintamente. Il fascino che l’Occidente nutre per l’Oriente ha origini lontane: sono infatti molti i personaggi importanti, tra cui anche il nostro re Giorgio Armani, che si sono lasciati trasportare dalle silhouettes e da accessori tipici di Paesi orientali (come il Marocco e la Siria, l’Egitto e l’Iran) e che li hanno ripresi rivisitandoli. Ad esempio uno degli accessori maschili per eccellenza del mondo arabo, il turbante, diventa icona con Diana Vreeland, che durante un viaggio in Marocco “scopre” il caftano, ribattezzandolo “capo alla moda per gente bellissima”. E poi Oscar de la Renta, Ken Scott, Valentino, Pucci, Dior, Missoni e tanti altri importanti stilisti si sono appropriati dello stile arabo riproponendolo in chiave occidentale. È cosi che la moda diventa un comune denominatore per le donne di tutto il mondo, che supera etnie, culture e tradizioni. Un esempio è il progetto di Christopher Bailey, direttore creativo di Burberry, che ha lanciato una campagna fotografica in cui 37 personalità del mondo arabo influenti in diversi campi hanno posato nelle diverse città di provenienza indossando il trench. Cliccando le foto dei personaggi si possono leggere oltre a utili consigli di moda le loro storie, che rappresentano un panorama unico sulla creatività del mondo arabo. Come Dima Abdul Kader e Nikki Meftah, che vivono tra Doha, Dubai e Londra e sono fondatori della galleria d’arte online “Emergeast” che promuove e vende le opere di artisti contemporanei del mondo arabo.

Progetti come questo, però, si scontrano ancora con troppi luoghi comuni: è consuetudine additare le donne arabe come non al passo con le tendenze. In realtà i loro vestiti di alta moda sono decorosi e sobri non solo per rispetto nei confronti della loro religione, ma anche del proprio corpo. È l’Occidente ad associare l’idea di bellezza a quella di nudità e sensualità. E così abiti di alta moda, spesso molto costosi e poco pratici e inadatti a situazioni quotidiane, rimangono chiusi in atelier o vincolati alle passerelle, non arrivando ad influenzare la maggioranza delle persone. Come diceva Coco Chanel: una moda che non raggiunge le strade non è moda.

Moda da brividi
Perché una sfilata invernale prevede capi che metterei a luglio?
Cento teste, cento cappelli!
È tornato in vetta alla lista dei must haves 2013 il cappello, accessorio molto in voga sin dagli anni ’30