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Di Matteo Pili
Stornelli al ritmo di rock

Quattro chiacchiere con “Il muro del canto”, band romana che reinterpreta in chiave moderna la tradizione del canto popolare

Avete unito il folk rock a un genere sparito da anni a Roma, quello degli stornellatori. Com’è nata quest’idea? Veniamo tutti da quel mondo del rock e dalle sue derivazioni e abbiamo scelto il romanesco perché è il dialetto con cui noi pensiamo: è molto più semplice ed efficace per noi. Qui a Roma le tradizioni locali si sono un po’ perse però riavvicinandoci a questa cultura abbiamo fatto veramente una bella scoperta.

Cosa pensate del conformismo musicale che è sempre più mainstream? La musica è un prodotto che viene confezionato e venduto e a volte si rischia di asservire la propria creatività al mercato. Noi abbiamo deciso di non esser comandati da interessi economici e case discografiche, abbiamo scelto di essere indipendenti, prendendoci anche le responsabilità di fare scelte controcorrente, come cantare in romanesco. Siamo convinti che se proponi qualcosa di sincero, alla fine vieni ripagato. 

Da poco è uscito il vostro ultimo album Fiore de niente. Qual è la canzone per voi più significativa dell’album e perché? Ciao Core, che parla dei sogni. Quando si è bambini sognare è naturale. Il sogno è trascinato dall’entusiasmo che crescendo si perde. La canzone dice invece di recuperarlo quell’entusiasmo, sempre.

Siete un gruppo “impegnato”: quanto è importante raccontare certe storie? Per noi fondamentale: siamo cresciuti per strada, ci rivolgiamo alla classe operaia, che è quella in cui siamo cresciuti. Lo facciamo con un linguaggio più moderno rispetto ai canti popolari, ma l’idea è la stessa. 

Qual è il brano a cui siete più legati? Il primo che abbiamo scritto: Luce mia. È una canzone che parla d’amore: l’ho scritta (a parlare è Daniele Coccia, ndr) in dieci minuti, in romanesco, mentre stavo preparando un album in italiano. Dopo averla fatta sentire, tutti mi hanno consigliato di continuare a scrivere in dialetto, e lì è cominciato tutto.  

Roma è la città dalle mille gioie e dai mille dolori: cosa vorresti cambiare? Roma avrebbe bisogno di tanto e al tempo stesso di poco. Migliorare la viabilità, la pulizia, questi sono interventi urgenti e concreti. Ma questa città ha soprattutto bisogno di cultura. È la cultura che crea delle menti e le menti in un futuro genereranno altre menti. E questo processo è ostacolato continuamente…

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