• La storia di Chiara Fanfarillo
  • La storia di Camilla Gaggero
  • La storia di Silvia Faveto
  • La storia di Federico Brignacca
  • La storia di Luca Pizzimenti
  • La storia di Fabio Canessa Eleonora Priori
  • La storia di Chiara Colasanti
  • La storia di Giulia Cecchi
  • La storia di Chiara Colasanti
  • La storia di Lady Iron
On the road
Viaggi estivi
3 metri sotto terra
Le migliori figuracce
Registro di classe
Note e giustificazioni da incorniciare
In questa sezione raccogliamo tutte le vostre storie di vita quotidiana, tra gite di classe, uscite con gli amici, notti da ricordare: in una parola, i ritratti di una generazione. Per noi i vostri racconti sono davvero importanti: scriveteci a redazione.roma@zai.net
Di Lady Iron
sabato sera

Una giornata ai limiti della disco...
Red Foo dei LMFAO: il devasto di cui sono stata spettatrice e il carico di riflessioni che si è portato dietro.

Ho quasi 22 anni (ne dimostro meno di quelli che realmente ho e tendo sempre a dire quanti anni devo compiere, più che dire quanti anni ho realmente), mi reputo una ragazza con le idee chiare e sono assolutamente certa di sapermi divertire.
Eppure dopo il DS3 Citroen Party allo Spazio Novecento ho cominciato a nutrire seri dubbi sulla realtà che mi circonda: un conto è sentirne parlare, un altro è trovarsi una gomma da masticare attaccata ai capelli da dover togliere tagliando la ciocca sedute su dei divanetti a poca distanza da dove una ragazzina di quindici anni o giù di lì ha appena vomitato un numero non ben identificato di vodka alla fragola.
Non sono una bigotta, né tanto meno una novizia (molti miei amici potrebbero ridere fino alle lacrime alla sola idea!), non sono una salutista (ho i miei bei chili di troppo e odio dover fare movimento, a meno che non sia in occasione di concerti e/o eventi degni di nota!) e non sono astemia (a buon intenditore poche parole!), quindi non scrivo queste cose invasata dallo spirito moralista di Manzoni.
Mentre cercavo di strapparmi la ciocca di capelli in uno stato d'animo che definire “leggermente alterata” è davvero un eufemismo, ho sentito un'affermazione che potrebbe finire direttamente nel “Manuale di filosofia spicciola aggiornato 2012/2013”. Una ragazzina aveva urlato, schifata: “Ma qualcuno ha sbrattato!Guarda che schifo!” e si era allontanata di corsa insieme allo sciame delle sue amiche in piena crisi di risarella alcolizzata andante (ergo stavano per sbrattare anche loro, dovevano solo trovare qualcun altro che offrisse loro qualche altro cocktail).
Un ragazzo dietro di me, al primo anno di università (ha biascicato anche la facoltà ma non sono stata in grado di cogliere bene), si è messo in piedi sul bracciolo del divano e, barcollando in maniera molto dignitosa e con un dito accusatore all'indirizzo dello sciame che stava scomparendo all'interno del locale, fa, con un tono molto convinto: “Lo sbratto ci rappresenta tutti. Inutile che schifi tanto... sbrattare è uno stile di vita e tu ne fai pienamente parte!”. Vi risparmio lo sproloquio che ha seguito questa citazione che è andata dritta dritta nel mio rimario, se solo ne avessi uno.
Probabilmente vi starete chiedendo che cosa ci facessi lì se poi mi ritrovo a criticare tutto e tutti. Aspettate, un motivo ce l'avevo: era presente Red Foo dei LMFAO (acronimo di Laughing My F***ng Ass Off, ndr) per la prima volta in Italia e prima di lui ci sarebbe stato il djset di Albertino di Radio Deejay. Non sono un'amante della discoteca ma quest'estate mi sono divertita da morire ballando “Rock Party Anthem”, ammiro molto Albertino e tutti i componenti dello staff di Radio Deejay e pensavo fosse un evento imperdibile e anche parecchio divertente.
A posteriori, devo anche aggiungere che, seppur imperdibile e divertente, è stato molto scioccante: ragazzini invasati dal sacro fuoco del “tunz tunz tunz, para para tunz, tunz, tunz” che ti si strusciavano addosso non tanto per provarci ma perché non c'era davvero spazio. Da brave appassionate della transenna ci siamo posizionate in quarta fila, ma dopo tre ore e venti non ne potevamo davvero più.
Quando ho cominciato a vedere movimenti di addette ai lavori che mettevano vicino alla consolle bottiglie di vodka, Red Bull e champagne (immancabile per la coreografia di “Champagne Showers”, ovviamente!) ho capito che stavano per arrivare... una volta c'erano i messi reali che annunciavano l'arrivo degli ospiti, adesso c'è Absolut Vodka senza la quale non ci sono ospiti. Gioia, gaudio tripudio e davvero molto stile, complimenti. Inutile negare che Red Foo, a 37 anni suonati, ha il suo fascino, anche in slippini maculati e anche quando ha insistito a gettarsi sulla folla per ben tre volte rimanendo senza maglietta (il giorno dopo ho trovato sulla pagina fan della Citroen le foto dei brandelli di maglietta riportati a casa come cimeli!), senza occhiali e non oso immaginare dove si sia trovato mani altrui perché mi è bastato vedere la reazione al primo tuffo per temere il peggio.
Un party in pieno american style e la cosa più divertente era vedere come si mescolavano ragazzi “in tiro” (le ragazze con i bollori e i tacchi 12 di cui sopra, oltre a ragazzi in camicia, pantalone elegante e maglioncino) a ragazzi in pieno stile LMFAO (sneaker, magliette con scritte ispirate alle canzoni e agli album e pantaloni animalier dai colori improbabili) dando vita a una fauna davvero affascinante e variopinta (di cui io facevo orgogliosamente parte con una fascia zebrata che non usavo da anni!).
La cosa tristissima avvenuta sul palco è avvenuta dieci minuti prima che ce ne andassimo schifate e abbattute proprio da quanto visto: Red Foo si è messo a fare foto con qualche ragazzina under16 salita sul palco e dopo che una di queste gli ha detto qualcosa gettandoglisi al collo se l'è presa per mano e si è allontanato dietro le quinte con in mano anche una bottiglia di vodka, sparendo così per dieci minuti buoni, lasciando me e mia cugina basite e congelate nel bel mezzo della bolgia, poggiate a una parete che tremava così tanto da fare un massaggio shiatsu a chiunque ci si appoggiasse anche per sbaglio.
Quando Red Foo ha urlato “Put your drinks up in the air!”, ovviamente ha ricevuto come risposta un sentitissimo: “Nun c'avemo niente da beveeeeee!” a cui ha replicato disarmante “So... put your medium fingers up in the air!”. Io il dito medio lo uso con parsimonia: sono una sua grande estimatrice in quanto segno carico di un significato semiotico fortissimo. Non lo butto all'aria “così, tanto per”... e se proprio lo dovessi tirare su ad un concerto sarebbe sicuramente durante “Il dito medio di Galileo” di Caparezza, come è successo quest'estate, con molto gusto da parte della sottoscritta...
Ve l'ho detto che ho le idee chiare, no?
scuola a pezzi
Non siamo un voto
L'opinione dei ragazzi sul ddl scuola
bamboccioni a chi?
Genova è una città fragile
11 ottobre 2014: ed è di nuovo rabbia
bamboccioni a chi?
Together is possible
La bella gioventù che rialza la città
bamboccioni a chi?
Together is possible
La bella gioventù che rialza la città
Archivio Noi che
bamboccioni a chi?: Together is possible (Luca Pizzimenti) 22/10/14 18:08
on the road: Vi mandiamo a quel paese (Fabio Canessa Eleonora Priori) 26/06/14 15:11
friends: Festival Internazionale del Giornalismo 2012 (Chiara Colasanti) 16/05/12 18:41
gita di classe: Tutto il male del mondo (Giulia Cecchi) 04/05/12 10:37
dalle curve: Italia – Scozia: niente cucchiaio di legno per noi! (Chiara Colasanti) 02/04/12 11:45
on the road: Largo ai sogni! (Alberto Sartori) 09/02/12 12:09
on the road: Sognando la California (Alessandro Bai) 02/02/12 17:31
sabato sera: “Un’autostrada indiana” verso il futuro. (Eleonora Cosmelli) 04/01/12 09:32
sabato sera: Genova senza parole (Dario Carere) 04/01/12 09:29
come te nessuno mai: Il volto sporco dell'amore (Gabriele Carovano) 30/12/11 12:28