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Di Chiara Colasanti
dalle curve

Italia – Scozia: niente cucchiaio di legno per noi!
Reportage dallo stadio

Dopo anni di passione per la palla ovale sono finalmente riuscita ad assistere a una partita della Nazionale di rugby: l'anno scorso grazie a Zai.net ero riuscita ad entrare in contatto “più da vicino” con la Nazionale, ma non ero ancora riuscita a vivere una bella sfida sul campo.
Italia – Scozia non era propriamente elettrizzante “sulla carta”, ma non si può mai sapere e in ballo c'era quel “cucchiaio di legno” che, finalmente, dall'anno scorso abbiamo cominciato a non vincere e a cui non tenevamo assolutamente.
La mia passione nei confronti del rugby nasce non solo dagli insegnamenti di un professore delle medie che ci portò a gareggiare nella capitale, ma anche dalla convinzione che questo sia “uno sport da bestie giocato da gentiluomini”... specie di cui pensavo non fosse rimasto che qualche sparuto esponente sparso qui e là per il globo.
Invece no: gli amanti del rugby (e non solo i rugbysti!) sono persone che sanno come comportarsi in uno stadio, così come in campo, così come durante il cosiddetto “terzo tempo” e non solo durante gli 80 minuti di batticuori e spaventi in cui le due squadre si fronteggiano.
Vedere all'Olimpico intere famiglie con bambini piccoli, orde di ragazzi che rispettavano anche il momento in cui si tiravano i “calci di punizione” (qualcuno ci ha provato a fischiare l'avversario, ma non è durato molto: tutti si sono rivoltati contro i maleducati che stavano rovinando l'atmosfera rispettosa e i fischi sono durati poco più di cinque minuti); omaccioni che, pur essendo di due “fedi sportive” differenti non si prendevano a schiaffi, ma anzi si abbracciavano e cantavano insieme come grandi amici; persone con la bandiera dell'Italia e i colori della Scozia sul volto... è stata davvero un'esperienza assolutamente elettrizzante.
Chiunque dica che il rugby è uno sport poco seguito in Italia dovrebbe ricredersi, e anche in fretta: la Nazionale è riuscita a richiamare 72.357 persone allo stadio, senza contare tutti i tifosi che si sono piazzati davanti la televisione a tifare i nostri azzurri gladiatori in campo.
Quell'ultimo “7” della cifra delle persone presenti eravamo noi: io, Valeria (un'amica dell'università convertitasi volentieri al rugby a furia di sopportare i miei racconti, sogni e resoconti... specie dopo aver visto che bei figliuoli giocano nelle varie ed eventuali nazionali, squadre ed eccellenze!),Roberta, Maura e Giulio (la mia famiglia romana che ha sopportato e supportato gli incontri con la Nazionale dell'anno scorso: senza Giulio, abbonato all'Olimpico, non ci saremmo orientati così bene!) e i miei, che avevo convinto a passare una domenica diversa e che sono riuscita a portare allo stadio. A fine partita anche i miei genitori si sono ricreduti e non finivano di dire quanto fosse piaciuto loro quello spirito di rispetto ed educazione che si poteva respirare e che ti faceva tifare tranquillamente (divertendoti come un matto tra cori, accelerazioni del battito cardiaco per uno scozzese troppo vicino alla linea di meta, urli selvaggi per qualche punizione andata a buon fine e aole che non finivano più) dagli spalti da cui si cercava di capire cosa succedeva in campo.
Perché uno sport come questo non viene promosso come si dovrebbe anche in televisione? Ho seguito tutti i telegiornali che riuscivo a guardare e non c'è stato nemmeno un servizio fatto “come si deve”: solo un annuncio striminzito della vittoria (13 a 6! Grazie ragazzi!) e nemmeno un cenno a proposito durante il Sabato Sprint!
Dire che mi sono indignata è davvero un eufemismo: non sono certo l'unica a pensare che i calciatori hanno davvero fatto il loro tempo, con i loro stipendi esorbitanti e i loro comportamenti non proprio lodevoli.

"Non credo ci siamo mai incontrati prima, ma io sono l'arbitro su questo campo, non tu. Continua a
fare il tuo lavoro ed io faro' il mio. Se ti sento ancora gridare per qualcosa ti puniro'. Questo non e'
calcio." - Nigel Owens
Perché non lasciarsi conquistare dalla filosofia di uno sport come il rugby, nel quale le due tifoserie
tifano fianco a fianco senza creare problemi d'ordine pubblico se non un po' di stato di ebbrezza (da
tenere a bada e da affrontare con le dovute precauzioni, ovviamente!) durante il terzo tempo?
"Il rugby e' un gioco primario: portare una palla nel cuore del territorio nemico. Ma e' fondato
su un principio assurdo, e meravigliosamente perverso: la palla la puoi passare solo all'indietro.
Ne viene fuori un movimento paradossale, un continuo fare e disfare, con quella palla che vola
continuamente all'indietro ma come una mosca chiusa in un treno in corsa: a furia di volare
all'indietro arriva comunque alla stazione finale: un assurdo spettacolare." - Alessandro Baricco
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