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Di Eleonora Cosmelli
sabato sera

“Un’autostrada indiana” verso il futuro.
La mostra-rivelazione approda in Italia.

L’India corre sull’autostrada e arriva a Roma. Il MAXXI (Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo) presenta la mostra “Indian Highway”, esposta fino 29 gennaio 2012, le cui 60 opere realizzate da 30 artisti indiani riflettono gli effetti dell’enorme, recente sviluppo di questo subcontinente. In particolare, come precisa la curatrice Giulia Ferracci, rispecchiano l’impatto che il boom economico ha sull’eterogeneità dei suoi costumi e sul modo in cui la società indiana, con tutte le sue sfaccettature e le sue contraddizioni, si sta avviando verso la “modernità”.
Si tratta di un’India diversa da quella che conosciamo attraverso il mito di Bollywood o il film The Millionaire: moderna, multietnica, audace. Un Paese che ormai, anche in campo artistico, sembra proprio “l’ombelico del mondo”.
La mostra è divisa in tre macroaree: la prima, “Identità e Storie dell’India”, è incentrata su temi politico-sociali come la guerra contro il Pakistan, raccontata per esempio attraverso le testimonianze di donne violentate, come nel video “The Lighting Testomoniens” (Amar Kanwar). La seconda, “Metropoli Deflagranti”, è una finestra sull’abbandono delle periferie verso le grandi città, (la scultura “Transit” di Valay Shende rappresenta lavoratori indiani ammassati in un camion); la terza, infine, rielabora le forme d’arte tradizionale indiana, come la ceramica e la miniatura.
Questi capolavori contemporanei stanno facendo il giro del mondo: sono partiti da Londra per arrivare, come ultima tappa, proprio a Nuova Delhi, la “culla” di questi artisti, che tuttavia hanno una formazione occidentale e vivono quasi tutti tra Europa e Stati Uniti. Questo l’unico neo della mostra, che forse avrebbe dovuto lasciare più spazio anche agli artisti meno “occidentalizzati”.
Comunque anche i 30 “prescelti” dalla Serpentine Gallery di Londra sono riusciti a incarnare lo spirito del proprio Paese lontano, non solo dedicandosi alla riproduzione in scala di una tipica casa e di un misero ufficio indiano, ma riuscendo anche a rappresentare le nuove, recentissime paure di una famiglia di compatrioti medi. Notevole, in questo, Prajakta Potnis, che ha fotografato diverse verdure OGM contenute in un frigorifero, presentandole in modi sempre diversi.
I cibi geneticamente modificati sono infatti diffusissimi in India, ma le persone non ne conoscono gli effetti e arrivano quasi a convincersi che questi possano trasformarsi in qualcos’altro una volta portati in cucina.
Ma basta con le anticipazioni, un salto al MAXXI è d’obbligo. La mostra è interessante e alla portata di tutti, anche dei non “addetti ai lavori” in campo artistico, e soprattutto apre uno spiraglio su una realtà tutta da scoprire, anzi, da riscoprire alla luce di una nuova coscienza meno eurocentrica.
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