Di Chiara Colasanti
Niccolò Agliardi

“Io non ho finito”: tre domande a Niccolò Agliardi
Il cantautore torna con un nuovo album, in uscita il 27 maggio

In occasione della presentazione del nuovo album “Io non ho finito”, abbiamo fatto quattro chiacchiere con Niccolò Agliardi, per capire meglio il suo stato d’animo a pochi giorni dall’uscita del suo ultimo lavoro, in cui ha scelto di diventare “il cantante di una band e non più un cantautore con una band”, accompagnato, in questa nuova fase del suo percorso artistico, dai The Hills.
Un’anteprima acustica che ha suscitato ancor maggiormente la curiosità nei confronti di questo album che promette decisamente bene, ma su cui non avevamo dubbi, vista la sensibilità di questo artista che ha già ampiamente dimostrato il suo talento e la sua versatilità.
Un consiglio? Leggete il pezzo fino in fondo e prendete spunto (e anche il coraggio per seguirlo, dai!) dal consiglio che ha dato ai giovani appassionati di lettura!

Come è nato “Io non ho finito” e come si identifica questo tuo quarto album di inediti?
Prima un giornalista mi ha chiesto se ritenessi che questo fosse il quarto o il quinto album; secondo me è il quinto album perché “Braccialetti Rossi” a tutti gli effetti è stato un disco. Questo è il disco di oggi ed è ovvio che arriva dopo quel successo, dopo quella commozione e quel meraviglioso gioco di emotività che è stato Braccialetti Rossi, quindi per forza ne ha delle sembianze e delle radici.

Come annoveri l’esperienza di Braccialetti Rossi, adesso a distanza di un po’ di tempo, dopo che si sono asciugate le lacrime sia di commozione che di gioia e cosa ti porterai dietro?
Quello che porto dietro è una delle cose più lievi e più profonde che mi siano capitate di vivere e questo mi porta a vivere (scusa se cambio discorso, ma è molto importante!) questa esperienza del mio disco con una leggerezza che non avrei avuto probabilmente prima! Sono veramente grato a Braccialetti Rossi, perché mi porta a raccontare questo disco con un entusiasmo e un desiderio di farvelo ascoltare altissimi. In questo periodo è difficile che qualcuno abbia voglia di ascoltare dischi, sembra un controsenso, ma è difficilissimo. Il fatto che qualcuno ascolterà il mio disco è anche grazie a Braccialetti Rossi, quindi non posso che essere grato di aver vissuto questa esperienza!
C’è qualcosa di cui vorresti parlare durante le interviste e che nessuno ti domanda mai?
Di cucina!
Qual è il tuo piatto preferito, allora?
La pasta allo scoglio e di dolce la crostata con la crema pasticcera e i lamponi!
Il tuo rapporto con la letteratura è fortissimo: c’è un libro che ti ha particolarmente cambiato o colpito e che consiglieresti ai ragazzi di leggere?
Mi dai una responsabilità che non mi va di prendermi! Ti dico che se i ragazzi hanno voglia sarebbe bello che quelli che leggono un po’ più degli altri avessero il coraggio, la spregiudicatezza e abbattessero le frontiere del pudore, spiegando, raccontando e consigliando agli altri ragazzi che leggere è fighissimo, che imparare dalle storie degli altri è estremamente importante e che un libro, la maggior parte delle volte, è un po’ noioso le prime pagine, ma se riesce ad agganciare… è molto diverso dal leggere il manuale di filosofia occidentale perché la prof ti ha chiesto di farlo! Sarebbe molto importante che, chi lo fa già di abitudine, convincesse gli altri, sapendo che sta facendo una cosa fighissima, a leggere qualsiasi cosa! Io posso consigliare dei libri, ma se poi do un consiglio di un libro che magari al ragazzo che legge non è piaciuto… ci faccio una brutta figura!

credit foto Francesca Arruzzo
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