Di Chiara Colasanti
Parix

Parix e il suo Musicismo: da non perdere!
Parix non si può racchiudere in un genere. Ascoltare per credere.
Non è auspicabile per nessun artista rimanere “stretto” in un'etichetta ma, per quel che riguarda il giovane Paride, non è proprio possibile “imbrigliarlo” in una definizione.
Le sue ispirazioni ne nutrono la linfa creativa che ha conquistato (non solo) le orecchie degli addetti ai lavori, portandolo a lavorare a “Musicismo” con la Universal.

Come gestisci il mostro che ti obbliga a scrivere le canzoni? Come sono i rapporti con te stesso al momento dell'uscita di “Musicismo”?
I rapporti con me stesso, sin da quando ho iniziato a fare musica, sono sempre stati abbastanza complicati perché molte volte sono stanco fisicamente, o magari debilitato, ma quandpo ho qualcosa da scrivere il mio corpo si alza, mi porta in studio (ho un mio studio vicino casa, dove tengo gli strumenti, il computer e tutto il necessario per comporre) e la necessità di scrivere è così violenta, che poi io chiamo “mostro”, che mi impedisce di fare quello che mi pare, mi porta in studio e mi dice “No, tu oggi hai qualcosa da dire, ti metti lì a scrivere e basta!”.
Non ne parlo come una cosa negativa, sono contento di questo, mi fa piacere riuscire ad esprimermi in musica: non è assolutamente una cosa brutta!

Il nutrimento primario del “mostro” positivo dietro alla nascita delle tue canzoni è un'ispirazione quotidiana o c'è un processo creativo più complesso dietro?
No, in realtà è tutto fatto con l'estrema naturalezza che ti ho raccontato: mi siedo al pianoforte, nasce un giro di piano e poi viene tutto da sé! Mi metto là a scrivere, in dieci minuti finisco la batteria, concludo la prima strofa, ancora non ho scritto il ritornello, ma ho già l'input... Diciamo che inizio da un pezzettino e poi metto tutto insieme in fretta, seguendo dei raptus; non sono molto ponderate, rielaborate e risistemate in più giorni... è musica fatta di getto!

Quali sono i punti di riferimento artistici per un cantautore 2.0 come te?
Focalizzarsi su tanti punti di riferimento, ma non per dire “voglio fare un disco con tutti i generi, quindi adesso mi ascolto forzatamente quello, quello e quell'altro!”, no. Io sono cresciuto con la musica classica, poi Max Pezzali e gli 883 attorno ai 9/10 anni, dopo sono arrivati gli amici delle superiori con i gruppi rock come Blink 182, Limp Bizkit, Marilyn Manson, in contemporanea Neffa, I Messaggeri della Zona Dopa, i Colle Der Fomento... Ho 30 anni, negli anni '90 ero già abbastanza grande per ascoltare le cassettine dell'hip hop che cominciavano ad uscire. Diciamo che è stato tutto un composito percorso: poi sono passato ad ascoltare il metal più pesante, così come quello più leggero degli Slipknot o, per farti un altro nome, i Muse... Il tutto senza smettere di amare tutti i generi conosciuti in precedenza e mai abbandonati. Quando tu ascolti tutte queste cose perché ti piacciono, quando arrivi a comporre è come se fossi una grande pentola con dentro tutte le tue influenze che quando puoi cuoci viene fuori tutto quello che c'era nella pentola, ma con il gusto della pentola!

Un vero e proprio caleidoscopio sonoro! Sicuramente in questo periodo starai rispondendo a tante domande, ma ce n'è una a cui non hai ancora avuto l'occasione di rispondere perché nessuno ti ha fatto e vorresti sentirti fare per parlare di qualcosa che ti sta a cuore?
Così su due piedi non ti saprei dire: in questi giorni avrò fatto tantissime interviste... e alla fine sono una persona talmente prolissa che se tu mi fai una domanda, in un modo o nell'altro, all'interno della risposta ci metto quello che ti volevo dire! Ovvio che se andassimo a spulciare tutto il lavoro dietro al disco e la mia personalità potremmo parlarne per dei giorni: si tratta pur sempre di due anni di lavoro, conoscenze, tantissime cose successe...
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