L'intelligenza artificiale non è una novità ed esiste già da molto tempo, se ne parlava già nel 1950 quando il matematico inglese Alain Turing pubblicava Computing machinery and intelligence: un articolo il cui obiettivo era scoprire quando una macchina poteva essere definita intelligente e quando no. Solo negli ultimi anni però abbiamo assistito ad un'espansione a grande scala dell'AI che l'ha resa prima di tutto accessibile a grande parte della popolazione. Forse l'apice della sua accessibilità ha coinciso proprio con il lancio da parte di Open AI di ChatGPT nel 2022, un chatbot in grado di rispondere a praticamente qualsiasi domanda degli utenti.
Con i primi successi sono emerse anche le prime domande e paure: l'AI ci ruberà il lavoro in futuro? E se sviluppasse una propria autonomia? Usare l'intelligenza artificiale ci renderà potenzialmente meno intelligenti? Gli interrogativi sono tanti, ma ce ne è uno fin troppo importante di cui si parla troppo poco: ChatGPT è sostenibile? La risposta arriva con la pubblicazione di uno studio dal titolo The growing energy footprint of artificial intelligence sulla rivista scientifica Joule nel 2023 e con un recente studio del Washington Post.
Quanta elettricità (e acqua) consuma ChatGPT?
Prima di scoprire quanta elettricità consumano le ricerche effettuate su ChatGPT ci fermiamo un momento sulla fase di creazione dell'intelligenza artificiale: ebbene sì anche la fase formazione non è stata esattamente sostenibile. Secondo lo studio di Joule i diversi tipi di intelligenza artificiale lanciati da Open Ai (ChatGPT ma anche DALL - E, ovvero un algoritmo capace di generare immagini partendo da testi) hanno in comune lo stesso processo di nascita: una fase di formazione e una di inferenza. La prima fase che consiste "nell'apprendimento della previsione di parole o frasi specifiche in base al contesto dato" con più di 1000 Megawatt-ora è molto dispendiosa in termini di energia; segue la seconda fase di inferenza, ovvero la "creazione di risposte live alle domande degli utenti", che però ha riscontrato meno interesse negli studi effettuati in ambito di sostenibilità, tra le poche cose che sappiamo sembra però essere addirittura più dispendiosa in termini di energia.
A questo punto non ci resta che capire quanta energia consumiamo ogni volta che cerchiamo informazioni e facciamo domande all'intelligenza artificiale. Secondo uno studio del Washington Post effettuato dai ricercatori dell'Università della California di Riverside una sola e-mail di 100 parole necessita della quantità di 1 bottiglia d'acqua per essere generata.
Perché acqua? Perche dietro ad ogni ricerca c'è un processo di elaborazione complesso che vede la presenza di un server che esegue migliaia di calcoli e intreccia tra loro centinaia e centinaia di dati diversi. Questo processo genera calore e per questo vengono utilizzati sistemi di raffreddamento ad acqua per mantenere le apparecchiature alla giusta temperatura per funzionare.
Potete immaginare quanta acqua serva quindi per far funzionare queste macchine vista la popolarità sempre maggiore di ChatGPT. Se non riuscite a immaginarlo ecco un esempio: se metà della popolazione chiedesse a Chat di scrivere anche solo una mail alla settimana per un mese verrebbero consumati circa 16 miliardi di litri di acqua, vale a dire l'equivalente di 6.400 piscine olimpioniche.
Inoltre, in termini energetici una ricerca effettuata su ChatGPT consuma 15 volte l'energia effettuata per una normale ricerca sul web, dati non rassicuranti se guardiamo al futuro. Proprio a proposito di futuro le prime ricerche si rivelano preoccupanti: secondo uno studio pubblicato su Reuters si stima che solo nel 2024 il consumo energetico mondiale di tutti i data center abbia raggiunto i 46 Terawatt-ora, tre volte di più del 2023, e che nel 2026 i dati potrebbero raddoppiare.
Insomma, se vogliamo parlare di sostenibilità e cambiamento climatico dobbiamo guardare in ogni angolo: anche una ricerca web o una richiesta all'intelligenza artificiale può rivelarsi una scelta non sostenibile. È vero che l'AI diventerà uno strumento protagonista nella quotidianità e sul lavoro, ma sta a noi scegliere di limitarci al suo utilizzo solo quando strettamente necessario e non per semplice pigrizia.