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Vittoria legale per Drake: respinta la richiesta di UMG, la discovery prosegue
Redazione | 3 aprile 2025

Drake ha segnato un punto nella partita contro la major

Photo Credits : The Come Up Show

Drake non molla. Dopo aver portato Universal Music Group in tribunale con l’accusa di aver pompato artificialmente “Not Like Us” di Kendrick Lamar per alimentare la narrativa che lo voleva pedofilo, arriva il primo colpo messo a segno dall’artista canadese: il giudice Jeannette Vargas ha appena respinto la richiesta di UMG di bloccare la fase di discovery.

La label avrebbe voluto evitare che Drake e il suo team legale accedessero a documenti interni riservati, come i dettagli del contratto di Kendrick. Ma la corte è stata chiara: “Non esistono motivi sufficienti per fermare la discovery. UMG potrà opporsi richiesta per richiesta, ma il processo va avanti”. Tradotto: ora Drake potrà iniziare a scavare sul serio. Il suo avvocato, Michael Gottlieb, l’ha detto senza troppi giri di parole: “UMG è disperata e vuole evitare che vengano fuori documenti compromettenti. Se davvero non hanno nulla da nascondere, non dovrebbero temere la discovery”. E dopo la sentenza, ha rincarato la dose: “Ora vedremo cosa UMG cercava così disperatamente di tenere nascosto”.

La mozione di sospensione della discovery presentata da UMG è stata un tentativo strategico per rallentare il processo e, secondo il team legale di Drake, sottrarre alla controparte l’accesso a documenti potenzialmente rivelatori. In particolare, UMG temeva che tra le richieste di Drake ci fosse anche la consegna del contratto tra Kendrick Lamar e l’etichetta – una mossa che avrebbe potuto mettere in luce eventuali accordi promozionali sospetti legati all’exploit virale di “Not Like Us”.

Ma il giudice Jeannette Vargas ha giudicato infondate le motivazioni della label, sottolineando che la presenza di un solo imputato (UMG stessa) non giustifica il blocco dell’intero procedimento di discovery. Ha inoltre invitato le parti a rinegoziare un nuovo calendario per le deposizioni, ammettendo che la mole di potenziali testimoni (oltre 50 nomi) potrebbe rendere necessario più tempo per completare la raccolta delle prove. La mossa difensiva di UMG, insomma, si è rivelata un boomerang, conferendo ancora più visibilità a un caso che rischia di scavare nei meccanismi opachi dell’industria musicale.

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La causa aperta da Drake non è solo una faida da rap beef. Mette in discussione le dinamiche interne dell’industria musicale, con sospetti di manipolazioni algoritmiche e pratiche scorrette. Proprio mentre UMG ha annunciato una nuova partnership con la piattaforma e-commerce SendOwl, che le permetterà di vendere prodotti digitali autonomamente e riportare le vendite direttamente. Per molti questa mossa è un enorme conflitto di interessi. L’impressione è che la label stia costruendo un sistema chiuso e autoreferenziale, dove le classifiche potrebbero essere più influenzate dai flussi proprietari che dalla reale popolarità. Il prossimo step? Il 30 giugno, data fissata per l’udienza sulla mozione di archiviazione.

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